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La mia vita

L'infanzia e le scuole

Ho iniziato a pensare di diventare un medico quando facevo la scuola media, mi piacevano i bambini e pensare di potersi prendere cura di loro dei loro malanni e delle loro famiglie mi faceva sognare un futuro da pediatra. In quel periodo ero un po’ discola, era il periodo critico dell’adolescenza e stavo creando ai miei genitori qualche grattacapo. La mia famiglia è grande, siamo 5 figli ed è sempre stata una famiglia unita, certo non priva di qualche screzio tra noi ma tutte cose naturali che fanno parte della vita!!
Quando mi sono iscritta al liceo, la maturità ha iniziato a prevalere sull’essere discola, continuavo a pensare ai bambini, a quanti ne avrei avuti, a quanti e come avrei potuto curarli….purtroppo una mia cara compagna di scuola si ammalò di leucemia e dopo un anno di cure morì, fu proprio allora che il desiderio di iscrivermi a medicina per poi continuare gli studi nel campo delle leucemie e dei tumori dei bambini si fece più forte e convincente. In verità a casa non erano molto convinti inizialmente della mia idea di iscrivermi a medicina, non capivano come una ragazza così desiderosa di divertirsi, di stare con gli amici , di passare molto tempo sui campi di sci potesse prendersi l’impegno di studiare così tanti anni medicina, mi ricordo bene che avevo in mia zia, la sorella di mio padre lauerata in farmacia, un’alleata, diceva sempre lasciatela fare se vuole ci riuscirà. 

L'università

Così è stato, ho studiato tanto aiutata certamente dalla mia buona memoria, dal mio carattere tosto e tignoso e per 5 anni e mezzo ho instaurato una specie di gara con me stessa ma soprattutto ho voluto dimostrare ai miei genitori chi ero e che pur continuando a divertirmi avrei potuto ottenere una laurea a pieni voti in meno tempo possibile. La prima seduta di laurea fu la mia nel giugno del 1978, 110 e lode, che enorme soddisfazione quel giorno, nessuno potrà mai descrivere bene l’emozione, la gratificazione, la gioia immensa che si prova quando si giunge ad un traguardo così difficile: l’ingresso nel mondo della medicina; puoi aiutare le persone a soffrire meno, puoi guarirle da mali piccoli e grandi puoi capire i dolori e aiutare a saperli sopportare dando speranze e offrendo con amore poco alla volta tutta la tua esperienza che da quel momento inizi a raccogliere.
Purtroppo a medicina non è finita lì si ritorna sui libri per la specialità che dura dai 3 ai 6 anni a seconda di quello che si sceglie e poi si continua a studiare a leggere a cercare informazioni novità su tutto quello che deve e può essere utile al proprio lavoro. Ho fatto pediatria alla statale a Roma al Policlinico Umberto 1 e finito gli studi con il massimo dei voti mi sono trasferita a Milano in quanto nel frattempo mi ero sposata nel febbraio dell’81.

Da Roma a Milano

Sebbene a Roma io abbia lavorato come studentessa sia alla Cattolica tra i bambini con tumori e leucemie sia al Bambino Gesù nei vari reparti specialistici, il vero lavoro è iniziato a Milano ed è stato duro perché l’ambiente era nuovo e non conoscevo nessuno ho dovuto ricominciare ad imparare a muovermi in un ospedale: la De Marchi del tutto diverso nell’impostazione e nella mentalità dei luoghi già da me conosciuti a Roma. La voglia di fare di riuscire di imparare è tanta e tale che ti fa dimenticare per fortuna l’ambiente nuovo; ho lavorato come borsista universitaria in De Marchi per 3 anni ho conosciuto tanti medici, tanti infermieri, tanti bambini, tanti genitori, e ho iniziato la mia lunga strada che ormai percorro da 25 anni raccogliendo tutto quello vedevo e sentivo per infilare nel mio sacco grande e ancora da riempire perché non si finisce mai di sapere….o di imparare….. e una parola in più detta magari è quella che un giorno successivo ti da la chiave di una diagnosi difficile, un gesto di un bimbo visto con la coda dell’occhio ti fa tornare sui tuoi passi e capisci al volo cosa ha…..Mi ricordo ancora un giorno circa di 10 anni fa che entrò nel mio studio una famiglia per farmi visitare la piccola con la solita tosse milanese e io come per un sesto senso, che qui dico unica cosa che non si impara sui libri, mi soffermai a guardare il fratello più grande che era rimasto sulla porta, aveva le occhiaie, era pallido, subito ho chiesto alla mamma di sottoporlo a un esame del sangue e vi assicuro ero già sicura che si trattava di leucemia ma non perché sono una maga solo perché qualcosa ti dice dentro che in quel bambino c’era qualcosa che non andava….
Dott.ssa Lucia Romeo

Sorridi sempre se non riesci cerca il perchè